L’hooliganismo russo è un fenomeno relativamente recente, che appartiene principalmente alla generazione emersa dopo la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991. È generalmente accettato che iniziò in modesta forma in URSS negli anni 70 e crebbe sostanzialmente negli anni 80 durante la perestrojka di Gorbaciov. Con il collasso dell’URSS, violenza e crimine si diffusero per il Paese, creando un’atmosfera particolarmente adatta alla sua proliferazione. In una nazione alla ricerca di identità l’hooliganismo ha saputo offrire nazionalismo e mascolinità, due caratteri presenti nella cultura russa. La fine del comunismo portò in Russia tendenze prima quasi sconosciute, associate al cibo, alla moda e alla musica, ma anche alla subcultura legata ai gruppi di hooligans molto diffusi in Gran Bretagna. Il movimento inglese è stato la prima fonte di ispirazione, con i russi che hanno copiato il modo di cantare, di bere, di vestirsi e di fare a pugni, così come l’organizzazione in gruppi (chiamati firms) e la massiccia presenza al seguito della Nazionale.
Il tifo crea uno spazio usato dai tifosi per l’articolazione e la riflessione di sé, che include la loro posizione sociale e culturale, i loro valori e le loro opinioni. Il tifo può essere visto come un atto di comunicazione politica, che a volte involve in posizioni razziste]. L’hooliganismo russo ha sempre mostrato una tendenza verso la destra estrema, nazionalista e razzista. I tifosi di calcio appaiono suscettibili alla mobilitazione per la destra per le implicazioni politiche della loro identità, in particolare a riguardo dell’identificazione territoriale. Infatti nel tifo sono presenti delle attitudini in comune con l’azione politica di destra: la distinzione amico-nemico, la retorica delle rivalità territoriali e il piacere della provocazione.
Si sono potute evincere tre tendenze negli hooligans russi: il supporto aggressivo, la disponibilità al combattimento e l’immagine dello Stato come nemico. Il supporto al club è basato su una relazione emotiva che i tifosi chiamano amore, che crea emozioni forti e allo stesso tempo porta le persone a dimenticare i propri problemi. L’amore per il proprio club rafforza la rivalità con gli altri club e i suoi tifosi, nemici che spesso sono chiamati come Caucasici o Ceceni. La forma di supporto aggressivo presente in Russia è spesso imbevuta di messaggi di destra, le identità dei club spesso confluiscono in identità collettive relative al nazionalismo russo, come si può vedere dalla presenza di bandiere e striscioni al seguito dei tifosi.
Il fenomeno delle risse all’interno e all’esterno degli stadi russi è molto diffuso. Questo è dovuto anche alle condizioni strutturali e alle difficoltà del calcio russo, dove negli ultimi quindici anni la media spettatori non ha mai superato le 13mila unità. I club hanno basato quasi tutte le entrate sui ricavi televisivi, rinunciando a investire negli stadi e scoraggiando la presenza di una larga fetta di pubblico, lasciando campo libero ai gruppi organizzati che hanno di fatto monopolizzato gli impianti. La violenza è generalmente diretta contro i non-Russi, specialmente contro immigrati clandestini, ebrei, zingari, ceceni, caucasici ed islamici. Esemplare da questo punto di vista è una pratica che si è diffusa in questi anni, gli attacchi del “vagone bianco”: gli hooligans salgono su un treno, indossano maschere chirurgiche e passamontagna e attaccano ogni non-Slavo presente sui vagoni. A differenza degli inglesi, gli hooligans russi sono ossessionati dalla forma fisica, dalle arti marziali e dallo stile di vita militare. La nuova generazione non ama l’alcool e la droga, ma ama la palestra, e in particolare l’MMA, le arti marziali miste. I gruppi hooligans sono simili a dei fight-club: i partecipanti sono diversi, considerano sé stessi come dei combattenti con un codice d’onore, e molti non sono nemmeno interessati al calcio. Gruppi di tifosi così allenati sono presenti anche in altri Paesi, ma solo in Russia si sono intrecciati con il carattere nazionale della popolazione. Per alcuni sono una prima espressione della mascolinità russa: si ci aspetta che un maschio, prima o poi, partecipi a una rissa o a un litigio. La nuova generazione è figlia anche del trend del fitness nella società russa, promosso anche dal Presidente Putin, sempre impegnato a farsi vedere in atteggiamenti “mascolini” (come la caccia) o mentre fa sport. L’idea del combattimento è presente nella cultura russa da molto tempo: già nell’undicesimo secolo c’erano notizie di lotte tra villaggi vicini, che coinvolgevano tutti gli abitanti, dal bambino al miglior lottatore. I combattimenti degli hooligans odierni sono organizzati dai capi di ogni gruppo, che si danno di solito appuntamento in luoghi disabitati, come grandi aree industriali dismesse o foreste. Ci sono poche regole: non devono essere usate armi e vince la fazione che tiene in piedi il maggior numero di combattenti quando un arbitro designato dichiara lo stop. Ci sono anche tutti una serie di termini nel gergo russo per quanto riguarda il combattimento fra hooligans: otmorozok è qualcuno che ha così sangue freddo da essere psicotico (deriva da un’espressione che significa “congelato”); otpizdil è un termine per aver pestato qualcuno fino a renderlo irriconoscibile e include uno sprezzante riferimento all’anatomia femminile; con solyanka (una zuppa russa nel linguaggio normale) si ci riferisce a un’enorme lotta dove la confusione di braccia, gambe, pugni e dita assomiglia a uno spezzatino umano.
Gli hooligans percepiscono lo Stato come avverso: la legge viene vista come largamente repressiva e i controlli allo stadio sono considerati una restrizione delle libertà e una criminalizzazione dei tifosi. L’azione dello Stato è percepita come arbitraria e quella contro neo-Nazi e razzisti è duramente criticata: sono innumerevoli i gesti di solidarietà a favore di movimenti di estrema destra e di attivisti che compiono atti terroristici. Nazionalismo e idea dell’antagonismo dello Stato sono alla base delle comuni attività dei movimenti di destra e hooligans. Le frange più estreme delle curve russe sono diventate nel tempo uno strumento di potere e un importante bacino di consenso per i partiti politici più conservatrici e nazionalisti. Esponenti dell’estrema destra cominciarono a vedere nelle bande di teppisti emarginati il prototipo ideale di persone cui strappare voti in cambio di trasporti gratuiti per le trasferte, contratti da guardie del corpo o persino ruoli occasionali all’interno dei propri partiti. Gli hooligans rappresentano uno stabile bacino da cui attingere per le azioni dei movimenti di destra, sono l’esercito da cui possono reclutare e mobilitare. L’interazione tra tifosi e movimenti di destra è presente anche nell’Europa occidentale, ma è limitata agli stadi, raramente vengono mobilitati per l’azione politica.
Emblematica, dal punto di vista delle tendenze e dei collegamenti degli hooligans russi con la politica, è la storia di Alexander Shprygin. Giovane, isolato e con poche prospettive lavorative, entra a far parte nel 1993 in una delle prime firm della Dinamo Mosca. Con il passare del tempo il numero dei gruppi aumenta, creando un network di distinte e interconnesse gang. Nell’agosto 1998 Shprygin riceve una richiesta di incontro da parte di un politico di destra. All’appuntamento, oltre a trovare anche un hooligan dello Spartak Mosca, gli viene offerto un lavoro come assistente: avrebbe provveduto alla sicurezza del suo partito in cambio del pagamento delle trasferte. Shprygin fa carriera: viene messo a capo dell’All-Russian Fans Association (Arfa), un ente gestito dal governo con lo scopo di tenere gli hooligans sotto controllo e viene fotografato più di una volta in compagnia di Putin. Nel mentre, però, continua ad essere coinvolto nella violenza nelle strade.
Il modo di fare degli hooligans si è esplicato in tutta la sua brutalità negli scontri di Marsiglia del 10 giugno 2016, in occasione degli Europei tenutisi in Francia quel periodo. Nei pressi del Porto Vecchio, un centinaio di russi, indossando maschere e guanti di arti marziali, ha sbaragliato la resistenza di circa 2mila inglesi con una violenza inaudita. Erano ben allenati e pronti per azioni rapide e violente e, secondo Antoine Boutonnet, capo della Polizia di Marsiglia, “erano quasi paramilitari”. I russi volevano dimostrare la propria superiorità verso i “maestri” inglesi e provare che non erano affatto loro i principali hooligans del calcio. Alcuni tifosi furono arrestati ed espulsi, mentre la federazione russa fu punita con una multa. La vicenda ha portato ad uno scontro diplomatico tra Francia e Russia: il Ministro degli Esteri Lavrov ha convocato di urgenza l’ambasciatore francese a Mosca, definendo l’espulsione un “atto assolutamente inaccettabile”, aggiungendo che “continuare ad alimentare sentimenti anti-russi potrebbe portare a un significativo aggravamento nelle relazioni tra i due Paesi".
Tra gli arrestati c’era anche Shprygin e da allora inizia la sua caduta dalle grazie della politica. In seguito agli eventi di Marsiglia il Governo decide che è arrivato il momento di attuare una stretta contro gli hooligans, soprattutto in vista dei Mondiali di calcio di due anni dopo, manifestazione in cui è in gioco la reputazione internazionale della Russia. Uno dei primi provvedimenti è stato proprio quello di sciogliere l’Arfa, con Shprygin, suo capo, che venne accusato di aver viaggiato su un volo charter, insieme ad altri 220 tifosi, a spese della federazione russa. Il Governo non li supportava più . A peggiore la situazione c’è stata la messa in onda da parte della BBC di un documentario dove venivano messe in luce violenze e connessioni politiche degli hooligans russi. Da allora il Cremlino ha deciso di assegnare un agente dell’FSB (servizio segreto russo) ad ognuno degli 11 club di Mosca per tenere sotto controllo i tifosi. Nell’aprile 2017 c’è stata l’approvazione di un disegno di legge inerente alle sanzioni per i tifosi responsabili di cattivi comportamenti durante gli eventi sportivi, che potevano portare fino alla detenzione di quindici giorni. Il piano prevedeva anche un’attenzione al bagarinaggio e al consumo di alcool. È stata istituita, inoltre, una blacklist online del Ministero degli Interni russo regolarmente aggiornata, in cui sono stati pubblicati i nomi dei tifosi banditi dagli stadi a partire dal luglio 2016 (anche se pare ci sia un database ancora più vasto con il profilo di un migliaio di persone tenute sotto il controllo dei servizi segreti. Inoltre, per cambiare la percezione internazionale dei tifosi russi, sono state chiamate negli stadi delle agenzie di pubbliche relazioni che distribuivano caramelle, tè caldo e coperte prima delle partite e invitavano a postare selfie sorridenti su Instagram. In realtà, la pressione sugli hooligans era aumentata da qualche anno. Secondo i tifosi è stato possibile sentire l’intensificazione dei controlli dopo la rivoluzione Ucraina del 2014, dove i tifosi di calcio ucraini erano visti come una forza decisiva negli scontri con la polizia; senza dimenticare poi i violenti scontri di fronte al Cremlino del 2010, quando seimila tifosi dello Spartak scesero in piazza per protestare per la morte di un tifoso ucciso in una rissa con una gang di origine caucasica, lamentando il fallimento delle politiche migratorie.
Alla fine, ai Mondiali non ci sono stati problemi di ordine pubblico, nonostante i 700mila tifosi stranieri giunti in Russia.